A Bari tutta l’Italia dell’olivicoltura: “Insieme contro la crisi per imporre una svolta”
Venerdì 19 giugno, alle ore 11, nella Fiera del Levante si riuniscono le OP olivicole, i produttori e i frantoiani di tutto il Paese. Sotto accusa le speculazioni, il crollo dei prezzi a scaffale e le triangolazioni opache dell’olio tunisino.
BARI – Più di 600 mila aziende olivicole (825 mila con l’indotto), oltre 1 milione di ettari coltivati, 4.475 frantoi attivi e un fatturato di circa 3,2 miliardi di euro. È l’immenso patrimonio olivicolo-oleario d’Italia, un pilastro economico e culturale che oggi affronta una crisi epocale a causa di logiche speculative, dinamiche di mercato opache, interessi delle multinazionali e un apparato di controllo non più sufficiente.
Contro questa emergenza, da Bari partirà la mobilitazione nazionale più ampia degli ultimi vent’anni: venerdì 19 giugno, alle ore 11:00, la Sala 8 del Centro Congressi della Fiera del Levante ospiterà l’incontro organizzato dal comitato promotore nazionale. Produttori, frantoiani e Organizzazioni di Produttori (OP) arriveranno in Puglia da tutte le regioni olivicole del Paese, a cominciare da Sicilia, Calabria, Toscana e Lazio, per chiedere e imporre una svolta immediata.
La questione: l’Olio EVO italiano fermo nelle cisterne
La situazione descritta dalla filiera è drammatica. Mentre l’olio extravergine d’oliva italiano resta stoccato nelle cisterne, gli scaffali della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) continuano a utilizzarlo come “prodotto civetta” attraverso promozioni sottocosto a prezzi insostenibili.
Attualmente, l’olio EVO di origine comunitaria viene venduto a meno di 4 euro al litro, mentre quello italiano viene proposto a prezzi inferiori ai 7 euro al litro. Si tratta di cifre ampiamente al di sotto dei costi vivi di produzione e del tutto inadeguate rispetto agli standard qualitativi della filiera italiana.
“È evidente che certi prezzi a scaffale innescano fenomeni speculativi e aumentano il rischio di frodi”, spiegano i rappresentanti del comitato promotore. “Chiediamo che il Ministero si attivi immediatamente per una verifica di tutte queste operazioni commerciali prima che sia troppo tardi. A rischio c’è la sopravvivenza dell’intero tessuto agricolo nazionale”.
Dinamiche distorte: le triangolazioni e l’olio tunisino
Il settore denuncia l’inefficacia dei soli registri di tracciabilità nazionali, poiché le frodi più sofisticate avvengono ormai fuori dai confini italiani. Sotto la lente d’ingrandimento finiscono i flussi provenienti da Spagna e Portogallo, dove l’olio tunisino – spesso importato in Europa in regime di Traffico di Perfezionamento Attivo (TPA) senza dazi – rischia di essere nazionalizzato ed etichettato come comunitario o addirittura italiano. A questo si aggiunge la piaga dell’olio deodorato, una procedura illegale che trasforma l’olio lampante (non commestibile) in finto extravergine.
Di fronte a sistemi di contraffazione sempre più evoluti, gli operatori chiedono che le autorità vengano dotate di strumenti d’indagine tecnologici altrettanto sofisticati. L’appuntamento di Bari del 19 giugno rappresenta il punto di partenza per dire “basta” e proteggere un patrimonio che è identità, economia e occupazione per l’intera nazione.


