Tutta l’Italia del grano a Bari in difesa della cerealicoltura: scatta il flashmob della CIA
Venerdì 12 giugno, mobilitazione al porto di Bari con delegazioni da tutto il Centro-Sud. Costi a 1170 €/ettaro, ma ai produttori ne riconoscono solo 700: “Importazioni selvagge abbattono il valore”.
BARI – Il porto di Bari per tutto il Centro Sud, quello di Ravenna per il Nord: venerdì 12 giugno, alle ore 10.30, CIA Agricoltori Italiani riunirà tutta l’Italia cerealicola con due grandi flash-mob che si svolgeranno contemporaneamente a 600 chilometri di distanza.
Al Varco della Vittoria del porto di Bari si ritroveranno cerealicoltori e rappresentanti delle associazioni dei consumatori provenienti da ciascuna delle 6 province pugliesi e da tutte le regioni del Centro Sud (Marche, Lazio, Basilicata, Molise, Campania e Calabria). La CIA ha invitato a essere presenti i parlamentari, i sindaci, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e l’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli.
Il cuore della questione: produrre in perdita
I numeri della crisi sono drammatici. Al produttore, nel 2023, venivano corrisposti 50 euro al quintale; oggi poco più di 20 euro al quintale, il prezzo di 40 anni fa.
- Costo medio di produzione e raccolta: 1.170 euro per ettaro.
- Ricavo riconosciuto all’agricoltore: appena 700 euro per ettaro.
- Perdita netta: 470 euro per ogni ettaro coltivato.
Continuare a produrre in perdita non è possibile, tanto che la superficie coltivata a grano è diminuita del 40% negli ultimi 20 anni. La crisi è caratterizzata da un mix letale: aumento dei costi di produzione, crescita delle importazioni dall’estero, decremento delle superfici coltivate e fortissima incidenza negativa dei cambiamenti climatici.
Gli squilibri della filiera
“Per il grano italiano, prodotto secondo elevati standard e regole di qualità e di sicurezza alimentare, il prezzo al produttore è ormai costantemente sotto il livello dei costi di produzione certificati da ISMEA”, spiega Gennaro Sicolo, vicepresidente nazionale e presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani. “Allo stesso tempo, mentre il prezzo al produttore scende, i prezzi di pane e pasta sono schizzati verso l’alto. C’è un grave problema di distribuzione del valore lungo la filiera. Nei nostri porti continuano ad arrivare tonnellate di grano duro dall’estero, di cui spesso è difficile risalire alla reale origine e tracciabilità sanitaria”.
Tutela e rilancio: i 6 punti della CIA
Dopo aver raccolto 100mila firme con una petizione nazionale, la CIA presenterà alle istituzioni un documento programmatico in 6 punti chiave:
- Pratiche sleali: Piena attuazione della legge che vieta prezzi al produttore inferiori ai costi di produzione.
- Stop sotto-costo alla CUN: Divieto per la Commissione Unica Nazionale sul grano duro di quotare prezzi inferiori ai costi reali.
- Contrattazione interprofessionale: Una nuova legge basata sui costi di produzione e sul giusto reddito per i cerealicoltori.
- Giro di vite nei porti: Controlli serrati su tutte le navi che scaricano grano duro da parte di NAS, Guardia di Finanza, Sanità Marittima e Osservatorio Fitosanitario.
- Standard rigorosi: Rispetto dei parametri sanitari, ambientali e merceologici del grano duro importato.
- Perfezionamento attivo: Corretta applicazione della pratica per evitare l’esenzione della tassa doganale agevolata sul grano importato.

