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Splendori di vita: la poesia salvifica di Fulvia Donatella Narciso

Servizio e recensione a cura di Tito Cauchi sulla nuova raccolta poetica di Fulvia Donatella Narciso (in arte Vulfia Scaroni), dal titolo “Splendori di vita” (Guido Miano Editore, Milano 2026).

Fulvia Donatella Narciso, nata a Milano (1955) ma cremonese di elezione, è scrittrice multiforme dal curriculum di tutto rispetto, avendo pubblicato ed avendo ricevuto premi e riconoscimenti da oltre cinquant’anni. Vanta la discendenza dall’illustre antenato Manzoni. Poetessa è autrice della recente raccolta “Splendori di vita”, dedicata ai genitori Egidio e Alda.

Nella prefazione Raffaele Piazza, quanto al contenuto, rileva come elemento caratterizzante “profonde radici cattoliche”, nelle invocazioni rivolte a Dio e nell’incanto che ricava dalla natura; e quanto alla estetica indica una versificazione stilisticamente veloce che plana assecondandone l’armonia. Infine, così conclude: “un’anima alla ricerca dell’Essenza della vita” che è la “felicità”. Quanto sopra mi trova d’accordo, nondimeno seguiamo la Narciso nel suo percorso poetico.

Tra fede, natura e quotidianità

Penso che idealmente la raccolta possa dividersi in due parti: la prima di ispirazione religiosa (ma non in senso manicheo) e di inno alla natura, la seconda marcatamente di dissenso verso la società. Comprende 40 componimenti, di ampiezza e di metro variabili; frequente è l’uso di parole tronche e delle rime generalmente baciate che donano armonia; altresì, di tanto in tanto, l’autrice fa uso di tempi verbali nella forma indefinita.

Trovo le prime quattro composizioni epigrafiche, lapidarie ed essenziali; così, per esempio l’incipit:

«Tutti i popoli del mondo / dormono sotto lo stesso tetto…»
(Fratellanza, p. 11)

Che sembra una ovvietà banale, ma che reputo di grande forza e di portata universale, sia nella forma religiosa, sia nella forma umana e civile, condivisibile fra tutti i popoli, che rovescia l’egoismo che governa da sempre il mondo in cui viviamo e soprattutto nei nostri giorni. Anche la poesia successiva (Metrica, p. 12) lascia riflettere; da un lato porta una grande verità intima della Poetessa e immagino, anch’essa, di portata universale: “Il tempo per soffrire è ‘lungo’…, il tempo per gioire è ‘breve’…”, in quanto i segni della sofferenza ce li trasciniamo per tutta la vita, mentre non facciamo tesoro della gioia, fugace e talvolta ingannevole. Richiamando il binomio Vita-Morte o Amore-Orrore, l’autrice ci offre un invito alla moderazione.

I versi successivi si sviluppano in una visione ordinaria e incantata del mondo circostante: verso una bambina cieca, verso Edi che ha “cessato di soffiare”, o in un dialogo tra un padre e il proprio bambino su una barca mentre decantano “la bellezza del posto e del divino perché”. Una sguardo che sa di mare, di luce e di montagna. Nella poesia a p. 19 (Finita la preghiera) si eleva un inno alla bellezza del creato nel semplice “accarezzare una capretta”. Sono visioni contemplative: un bambino che gioca al pallone, un vecchio che prega, una neonata dal “bel nastro rosa”, fino agli astri raggiunti da un pensiero per la nonna Norina Manzoni (p. 27).

Più avanti troviamo l’inno all’alba (p. 34) e l’abbaglio dei primi battiti d’amore nella poesia 16 anni (p. 25). L’Io lirico si fa vibrante nel sorriso di un bimbo:

«Vedrà vibrare la luna e le stelle, / nel blu di fate, più vive, più belle… / Quanto ho sofferto, quanto ho bramato, / quanto ho aspettato, ma poi l’ho scoperto: / quell’astro immenso che viene da Dio / e non si spegne: lo voglio io! …»
(Riverbero di primavera, p. 28)

Il cambio di registro: la critica sociale

Ed eccoci a quella che reputo la seconda parte. Fulvia Donatella Narciso passa dai toni elegiaci a un cambio di registro, con toni assertivi da ammonitrice (p. 29, Eterna fluidità esistenziale) che rimproverano l’uomo che si impone come metro di giudizio, invitandolo all’umiltà e alla moderazione. Assume toni da educatrice contro la droga (p. 32, A Gian Luigi), condanna il piromane, il potere egoistico e disapprova l’uso smodato dell’automazione e della robotizzazione che trasforma la società in pura “società dei consumi”.

Nell’ultima decina di poesie, in forma di brevi monologhi incalzanti, l’autrice esprime il suo sdegno: critica la Legge commentando che “è solo un problema d’ottica”, critica il Concordato e osserva a malincuore che il Divorzio giunge quando “ormai è troppo tardi / per tornare indietro!”. Denuncia la corruzione (“basta una cospicua bustarella…”), la difficoltà a trovare casa in affitto, l’inutilità degli uffici di collocamento, l’inflazione e l’affannosa ricerca del petrolio. Fino all’urlo per i morti ammazzati, “ombre che incombono sulla coscienza collettiva” (p. 53, Terrorismo).

Fra le trame non manca la manifestazione degli affetti di mamma o il ricordo del padre Egidio (p. 54, Quella barba bianca). Infine si chiede “Perché guerra?!” (p. 59). Insomma, il suo è un intenso cammino di ricerca del perché e di sé medesima.


Scheda del libro
Titolo: Splendori di vita (Poesie)
Autrice: Fulvia Donatella Narciso (in arte Vulfia Scaroni)
Prefazione: Raffaele Piazza
Editore: Guido Miano Editore, Milano 2026
Pagine: 64
ISBN: 979-12-81351-83-7
Contatti: mianoposta@gmail.com

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Aldo

Appassionato di comunicazione e curatore di Blog Puglia. Mi dedico con entusiasmo al racconto dell'attualità, degli eventi e della vita sociale della Puglia, con un occhio sempre attento al territorio di San Severo e della Capitanata, offrendo un'informazione genuina e vicina ai cittadini.

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