49…48, morto che parla

Gli ultimissimi dati Istat concernenti la popolazione sanseverese devono far riflettere. Poco più di 49.000 abitanti è il numero dei residenti attuali della nostra San Severo. Il dato indica che sempre più individui, soprattutto giovani, lasciano il paese per non farvi più ritorno, almeno nella maggioranza dei casi. Possiamo star qui a discutere per giorni  addossando a tizio, caio o sempronio la causa dei malesseri che da vari lustri hanno portato al vistoso calo demografico. Spesso abbiamo evidenziato, anche attraverso la Gazzetta, i motivi che hanno retrocesso la nostra cittadina da una delle più fiorenti località ad una delle più decadenti. Sia chiaro a tutti che ad oggi non v’è la nostra personale soluzione per invertire una tendenza che pare destinata a peggiorare. Troppe sono state le inadempienze, gli errori commessi in questi ultimi decenni, pertanto eviteremo sterili polemiche che a nulla approdano. Ergo, che fare? Da un po’ di tempo si discute sulla “Rivalutazione del Centro Storico”, quale possibile tentativo per ridare vigore al nostro paese. Molti amici si sprecano in dibattiti e mini conferenze, convinti che la “Rivalutazione del Centro Storico” sia la panacea di tutti i nostri guai territoriali. La verità è che il progetto dell’aggiustamento del Centro Storico non potrà da solo colmare errori madornali, problemi irrisolti, commessi da molto tempo, procrastinati fino ad oggi. La Cultura, come argomento complementare prioritario, è oggetto da anni di quel tentativo per rilanciare l’immagine di San Severo nella Puglia, in Italia e nel Mondo. San Severo è certamente una cittadina che poco avrebbe da invidiare a tantissime località italiane, qualora l’immagine preponderante dei nostri giorni non fosse quella di una località allo sbando, alla deriva, dove regna l’inciviltà e il malaffare. Purtroppo, lo ripetiamo da sempre, l’unica cultura che abbiamo trasmesso ai nostri concittadini e ai nostri emigrati nel mondo è quella delle “batterie”, legate in malo modo alla Festa della Madonna del Soccorso. Anche in questo caso non ci soffermiamo più di tanto sulle famose “batterie”. E torniamo al punto “che fare”? Se ci sono persone capaci di proposte serie, valide, affinché si possa risorgere da questo stallo, ben vengano, si facciano avanti. Il numero “49” è un segnale brutto, non vorremmo che dopo ci sia un numero peggiore, il “48”, morto che parla. 

                                      di Pietro Albanese. 

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