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Coronavirus: è allarme crisi economica anche per il 2021

COMUNICATO STAMPA

Roma, 14 ottobre 2020 – È il direttivo della Federimpreseitalia a lanciare l’allarme sul prorogarsi della crisi economica anche per il 2021. Dopo il pesante indebolimento delle imprese italiane, registrato dopo le misure anti COVID agli inizi dell’anno, un ulteriore lockdown, come velatamente sta preannunciando il Governo, farebbe sprofondare le sorti delle imprese nell’incubo della crisi.

Sono queste le parole del presidente nazionale della Federimpreseitalia,  il Dott. Luca Ripamonti, allarmato dai dati sulla nostra economia, trasmessi dall’osservatorio economico di Pescara della Federimpreseitalia.

Dall’inzio dell’anno sono oltre 30 mila le imprese che hanno chiuso i battenti. A questo si aggiunga che la spesa delle piccole medie imprese è aumentata, nell’ultimo triennio 1 Mld e 176 Mln di euro, con + 7,4%, e le ore di cassaintegrazione sono aumentate del 2802%.

A questi dati vanno aggiunti il calo preoccupante degli indicatori di commercio: prenotazioni ristorante a -40,14%; prenotazioni alberghi internazionali a -58%, mentre si registra un -31% su strutture ricettive nazionali.

Ma non basta: anche la bilancia commerciale Import area Euro registra un -11,52%, mentre l’Export – 6,44%. Nell’Area EXTRA UE non va meglio, visto che troviamo l’Import a -17,46% e l’Export a -8,08%.

In questi giorni il Governo sta ipotizzando di avviare una nuova ‘stretta’ a partire da cinema, teatri, sport, bus, treni e metropolitane (benchè non siano state segnalate particolari criticità riguardo il trasporto pubblico locale); che potrebbe estendersi, sempre in base alle indicazioni dei cosidetti ‘specialisti’ ai pubblici esercizi.

Infine, nei giorni scorsi, lo scontro tra Parlamento EU e Consiglio, ha bloccato gli accordi per l’avvio del ‘Recovery Found’, il Pilastro proposto dal Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel che metteva sul piatto del pacchetto di proposte di rilancio europeo post crisi pandemica, 750 miliardi di euro.

Di certo il Covid non è colpa di Conte, ma è altrettanto certo che, già a partire dall’inizio dell’anno nuovo, alle imprese, che hanno anche visto prorogare con il Decreto ’Agosto’ le tempistiche per i licenziamenti, con un ulteriore aggravamento delle loro condizioni, non resterà che chiudere baracca e burattini.

A questo va aggiunto, come già stato addirittura denunciato dalla Consulta Nazionale Antiusura, l’assenza di un efficace meccanismo di esdebitamento, porterà molte imprese a cadere nella rete di usura dilagante, della criminalità organizzata.

E nonostante la grave congiuntura si riscontrano ancora troppi interessi economici, come banche e fondi speculativi, che si basano sul mantenere l’indebitato italiano escluso dal circuito creditizio, in una condizione numerica (molti milioni) in continua crescita.

La condizione delle imprese italiane è ormai quella di un malato terminale. Ma fin quando non si comprenderà che la vera e unica fonte di ricchezza di un Paese è l’impresa questa situazione non cambierà.

Se le imprese muoiono, muore un Paese. Poiché sono le imprese che tramite il loro ingegno o il loro intuito imprenditoriale, creano dei beni e/o dei servizi di cui tutti abbiamo bisogno e danno da vivere a milioni di persone.

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